"Il vero filosofo è colui che ama la conoscenza nella sua totalità" argomenta Platone quando si trova di fronte alla necessità di giustificare il perchè delle sue teorie statalistiche centrate sulla posizione eminente dei filosofi, innalzati al ruolo di custodi della sua utopica Repubblica.
Filosofare non credo sarà mai il mio ruolo, ma la mia ammirazione per il sapere è sempre stata fervida; e quando parlo di sapere mi riferisco a quello saggio, dei grandi pensatori di oggi e di un tempo.
Il mio gruccio più grande? La consapevolezza che ci sarà sempre qualcosa di cui non avrò conoscenza. Il mondo gira così velocemente che corrergli dietro è un incredibile affanno. Ogni concetto affermato oggi è frutto di deduzioni che partono da lontano e che è suscettibile di evolversi o sparire con il volgere delle deduzioni future.
Constatare tutto ciò mi avvilisce e mi affascina al tempo stesso. L'onniscienza non è roba di questo mondo! E ciò che mi fa incazzare del mondo d'oggi è la sempre maggiore tendenza all'allontanamento dal vero sapere in cambio di un sapere frenetico e superficiale.
Il ritmo incontrollato ed incontrollabile della quotidianità odierna pretende di affermare una conoscenza sommaria delle cose: un tipo di conoscenza che esula da deduzioni ragionate, che porta con se non solo il rischio di svilire la grandiosità della tradizione culturale ma al tempo stesso rischia di creare generazioni lontane molte miglia dalle precedenti che, formatesi attorno al senso dell'educazione ed erudizione, hanno deciso le sorti del mondo fino ad oggi.
C'è talmente tanto da sapere che non so da cosa cominciare!
Se volessi farmi pagare per ogni grazie che la gente mi deve non ci sarebbero cambiali che basterebbero.